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Calcolo della potenza frogorifera per il condizionamento di un locale

Benessere Igrometrico e climatizzazione dell’aria

La climatizzazione dell’aria prevede una serie di trattamenti che hanno come fine quello di ottenere nell’ambiente climatizzato condizioni ottimali di temperatura ed umidità.

Tali trattamenti fanno riferimento ad aria che, nelle applicazioni tipiche del condizionamento, può essere considerata una miscela binaria di gas perfetti: aria secca e vapor d’acqua.

Sulla base di studi e ricerche eseguite, si individua la “zona del benessere” relativamente alle condizioni dell’aria nell’ambiente occupato.

Tali condizioni, per l’organismo umano assumono valori entro intervalli ben definiti di temperatura ed umidità:

condizioni di benessere igrometrico

Potenza frigorifera per il condizionamento e condizioni di benessere ambientale

Il complesso dell’attività chimica che avviene all’interno delle nostre cellule prende il nome di metabolismo e rappresenta, la nostra sorgente interna di energia.

Tali reazioni avviene alla temperatura di 37°C, mantenuta costante dai nostri meccanismi interni di termoregolazione.

La potenza necessaria per mantenere le funzioni vitali in condizioni di riposo assoluto viene denominata potenza metabolica basale . Mediamente per un uomo sui 30 anni do corporatura media tale potenza è di 84W. LA potenza metabolica varia con l’età e con l’attività e con la superficie corporea.

Da esperienza comune sappiamo come , tra corpo umano e ambiente avvenga uno scambio termico, influenzato dalle condizioni ambientali e dagli abiti indossati.

Lo scopo di un impianto di condizionamento in un locale è quello di mantenere i parametri ambientali(temperatura, umidità relativa, velocità e purezza dell’aria) a valori ottimali per l’uomo o per particolari processi tecnologici. Consideriamo uno schema semplificato di un impianto di condizionamento dove:

potenza frigorifera per il condizionamento

  • L è il locale condizionato dall’impianto all’interno del quale si vogliano mantenere le condizioni dell’aria umida in uscita.
  • in M , miscelatore, l’aria di ricircolo Gr viene miscelata con quella esterna Ge in maniera adiabatica
  • In C l’aria è sottoposta ai trattamenti.
  • V è il ventilatore che permette la circolazione dell’aria attraverso il circuito.

La progettazione di un impianto di condizionamento , una volta fissate le condizioni di temperatura e umidità relativa ottimali per il locale si divide in quattro fasi:

  • Determinazione dei carichi termici (scambio energetico tra il locale e l’esterno);
  • Determinazione delle condizioni dell’aria in ingresso al locale
  • Individuazione di tutti i processi cui deve essere sottoposta l’aria per portarla nelle condizioni precisate in fase 1
  • Dimensionamento della rete dei condotti di distribuzione dell’ara; scelta delle apparecchiature atte a realizzare i processi definiti.

Regolazione dell’impianto di condizionamento

Gli impianti di condizionamento devono ovviamente essere regolati automaticamente sia per evitare dannosi sbalzi di temperatura, sia per limitare il consumo energetico.

Gli strumenti utilizzati per la regolazione sono i termostati e gli umidostati, che regolano le normali valvole di apertura e di chiusura dei vari circuiti.

il calcolo della potenza frigorifera per il condizionamento dipende quindi  da molteplici variabili. Tralasciando la parte tecnica è possibile sintetizzare in maniera indicativa il processo e calcolare le frigorie necessarie per il condizionamento per poter così scegliere, la macchina più adatta alle proprie esigenze.

Tale calcolo risulta approssimativo e suppone l’assenza di fonti di calore particolarmente accentuante nei dintorni del locale da climatizzare.

Potenza frigorifera per il condizionamento di un locale

potenza frigorifera per il condizionamento tabella

DIAGNOSI ENERGETICA INDUSTRIALE

DIAGNOSI ENERGETICA INDUSTRIALE

diagnosi energetica industriale

La Diagnosi Energetica Industriale rappresenta il primo passo per un’impresa di qualunque tipologia o dimensione per cercare di ridurre i costi energetici, ponendo massima attenzione alle proprie performance ambientali.

L’obiettivo della diagnosi energetica è quello di conoscere nei minimi dettagli come l’azienda si comporta da un punto di vista energetico e quali sono i suoi consumi.

Il risultato di questa attività ha lo scopo di individuare gli aspetti critici all’interno del “Sistema Energia” dell’impresa, mettendo in atto le correzioni necessarie in modo tale da:

  • Migliorare l’efficienza energetica;
  • Ridurre i costi per il rifornimento di energia;
  • Scegliere fonti energetiche che siano sostenibili a livello ambientale;
  • Riqualificare il Sistema Energetico.

Il risultato di questa attività, ovvero le azioni gestionali da realizzare, le procedure operative, i sistemi documentazione realizzati e la struttura organizzativa, possono essere inseriti all’interno del Sistema di Gestione dell’Energia sulla base degli standard previsti dalla norma ISO 50000:2011.

Un Sistema di Gestione dell’Energia efficiente permette all’azienda di perseguire costantemente il miglioramento continuo della propria prestazione energetica, riducendo i consumi ed ottimizzando l’uso delle diverse fonti energetiche.

In questo articolo cercheremo di capire cos’è una diagnosi energetica, quali imprese hanno l’obbligo di farla e chi può eseguire questa attività.

DEFINIZIONE

La Diagnosi Energetica, detta anche “audit energetico”, come abbiamo detto inizialmente è lo strumento principale di cui dispone l’impresa per capire quanta energia consuma, come la consuma e dove è necessario intervenire in modo tale da avere risultati migliori.

L’idea originaria del Legislatore è quella in base alla quale l’audit energetico rappresenta per l’azienda la possibilità di individuare quali sono le aree di miglioramento negli usi energetici in modo tale da intervenire per ridurre i costi ed aumentare la propria competitività rispetto alle altre aziende concorrenti.

 

LE AZIENDE INTERESSATE

In base al Decreto 102 del 2014 sono due le tipologie di imprese per le quali la diagnosi energetica è obbligatoria:

  • Le grandi imprese;
  • Le imprese energivore.

Vengono classificate nella categoria grandi imprese tutte quelle aziende che hanno più di 250 dipendenti: il loro numero va definito in base alle indicazioni contenute nel DM 18 Aprile 2005.

Se l’azienda, a prescindere dal numero di dipendenti, ha un fatturato superiore a 50M€ e un totale di bilancio superiore a 43M€ rientra comunque nella categoria delle grandi imprese. Il calcolo deve essere fatto prendendo in considerazione anche le eventuali imprese collegate oppure associate.

Vengono classificate invece nella categoria delle “imprese energivore” quelle realtà imprenditoriali che sono iscritte nell’elenco annuale fatto dalla Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico (CCSE) e che godono di eventuali agevolazioni sugli oneri di sistema.

Fanno parte di questo elenco quelle imprese che:

  • Utilizzano almeno 2,4 GWh di energia elettrica nell’anno di riferimento;
  • Hanno un rapporto tra costo effettivo dell’energia elettrica e fatturato pari almeno al 2%;
  • Possiedono un codice ATECO riferito principalmente all’attività manifatturiera.

Un’altra classificazione che viene presa in considerazione riguarda imprese con un sito produttivo ed imprese che ne possiedono più di uno.

Per sito produttivo si intende quel luogo in cui viene realizzato un bene e/o fornito un servizio e all’interno del quale l’uso dei vettori energetici è sotto il controllo dell’impresa.

Per quanto riguarda le imprese di trasporto, nella diagnosi energetica devono essere considerati sia i siti dove vengono svolte attività complementari al trasporto (i magazzini per esempio), sia il trasporto stesso che viene considerato come un unico sito virtuale.

Le aziende che non hanno come attività principale il trasporto ma che svolgono le attività in proprio devono contabilizzare i consumi connessi associandoli al sito di competenza; nel caso in cui l’attività sia distribuita tra più siti allora il consumo del trasporto deve essere associato ad un solo sito virtuale.

Tutti quei siti produttivi che non sono destinati a durare per sempre ma per un periodo di almeno quattro anni devono comunque essere considerati come “siti produttivi” all’interno della diagnosi energetica.

Per quanto riguarda invece le imprese che possiedono più di un sito produttivo le linee guida non definiscono con precisione quanti e quali siti debbano essere sottoposti alla diagnosi energetica obbligatoria.

È necessario a questo proposito scegliere i siti tenendo conto di quelli che rappresentano una buona parte del consumo complessivo dell’impresa: l’audit energetico è obbligatorio per quei siti che superano i 10.000 tep di consumo e per tutte le sedi del terziario con consumi superiori a 1.000 tep.

La diagnosi energetica industriale può essere evitata per quei siti che consumano da soli meno di 100 tep a patto che la somma di tutti i siti che hanno questo livello di consumo sia pari almeno al 20% dei consumi totali dell’azienda.

 

COME SI EFFETTUA UNA DIAGNOSI ENERGETICA INDUSTRIALE

La Diagnosi energetica di impianti industriali viene solitamente eseguita da Società di Servizi Energetici (ESCO), Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) ed Auditor Energetici.

Le fasi che caratterizzano una diagnosi energetica degli impianti industriali corretta sono:

  1. Sopralluogo presso lo/gli stabilimenti da parte di tecnici specializzati;
  2. Raccolta documentazione fornita dall’azienda;
  3. Raccolta dati presso la struttura;
  4. Esame preliminare ed elaborazione dei dati ottenuti;
  5. Analisi consumi energetici, elettrici e termici e costruzione del Bilancio Energetico Industriale;
  6. Analisi delle condizioni esistenti, costruzione di indicatori e confronto con i benchmark di settore;
  7. Proposte di intervento di risparmio energetico (razionalizzazione dei flussi energetici, utilizzo di energie rinnovali, tecnologie efficienti, recuperi di calore, contrattualistica legata alle forniture);
  8. Elaborazione Relazione Finale e presentazione al management aziendale.

I risparmi che si ottengono dagli eventuali successivi interventi di efficienza energetica possono essere valorizzati attraverso certificati bianchi o TEE, sigla che sta ad indicare i Titoli di Efficienza Energetica.

Dal sopralluogo all’APE:Breve guida per clienti e tecnici

APE Bologna

Dal sopralluogo all’APE: Quali son le cose da sapere per un corretto sopralluogo

Tutti ormai sappiamo cosa è la certificazione energetica di un edificio (APE) e a cosa serve. Non tutti sanno però quali sono le fasi che contraddistinguono la raccolta dei dati durante il sopralluogo. Questo articolo nasce per aiutare i tecnici ma anche il cliente finale che dovrà magari prepararsi a ricevere il tecnico per la preparazione della pratica.

APE e raccolta dati

L’APE è una relazione che attesta le prestazioni energetiche dell’edificio ed inoltre, riporta scritto alcuni dati che sono inequivocabili . Vediamo in breve quali sono:

  • Dati catastali. Essi rappresentano gli identificativi dell’immobile e sono suddivisi in tre categorie: Foglio, Mappale, Subalterno in aggiunta al comune dove è sito l’immobile. Tali dati si trovano sulla visura catastale
  • Riferimenti anagrafici degli intestatari dell’immobile. siano essi persone fisiche o giuridiche. Nel primo caso sono necessari nome , cognome e codice fiscale. Nel secondo è necessario specificare il nome della società, la sua denoniminazione sociale (SRL,SAS,SPA ecc) e la partita IVA.

Tali dati presenti anche nel rogito di acquisto dell’immobile vanno forniti al tecnico in sede di sopralluogo, unitamente al libretto di caldaia ed eventuali manuali di climatizzatori installati.

Questa fase di reperimento dei dati può essere tediosa ma è essenziale affinché il tecnico incaricato non si trovi, a sopralluogo ultimato,  a dover reperire i dati mediante fonti non ufficiali.

Spesso mi sono trovato in situazioni dove fosse difficoltoso reperire i dati dei generatori, difficoltà che si traduceva  nell’impossibilità di dichiarare la presenza di un condizionatore con conseguente peggioramento nelle prestazioni energetiche complessive.

IL SOPRALLUOGO DEL TECNICO

Ricordiamo che il tecnico incaricato deve essere un professionista , regolarmente iscritto ad un albo.

Arrivati a questo punto la palla passa al tecnico incaricato che , durante il sopralluogo, deve aver cura di non tralasciare alcun dettaglio. Arrivato nei pressi dell’immobile , il tecnico deve provvedere ad effettuare delle foto dell’immobile per prendere visione del fabbricato oltre ai riferimenti dell’amministratore di condominio con cui colloquiare riguardo ad eventuali lavori eseguiti sul fabbricato stesso. Risulta comodo premunirsi della piantina prima di giungere al sopralluogo .

APE Raccolta datiI punti di cui si deve tenere conto sono:

  • Tipologia di immobile(edifici con muratura portante o con telaio in CA);
  • Tipologia di murature(mattoni pieni, cassa vuota, poroton ecc) e relativa stratigrafia dove disponibile;
  • Tipologia di solai(legno, laterocemento, inclinato,solaio inferiore controterra o su vespaio, piano praticabile ecc) e relativa stratigrafia dove disponibile;
  • Tipologia di infissi(vetro singolo, doppio, doppio con vetrocamera, legno, metallo, PVC ecc);
  • Presenza di generatore di calore autonomo o centralizzato;
  • Presenza di eventuale scalda acqua autonomo;
  • Libretto impianto della caldaia
  • Libretto di istruzione di eventuali climatizzatori
  • Tipologia e potenza per locale degli apparecchi per l’illuminazione(per immobili non residenziali);
  • Tipologia, caratteristiche di carico e potenza di sollevamento di eventuali impianti elevatori (per immobili non residenziali);
  • Prendere appunto circa i confinamenti dei muri e dei solai.

LA PARTE DI MISURAZIONE

Dopo aver presso appunti come sopra viene la parte tecnica in cui l’incaricato avrà cura di prendere le misure dell’immobile, e degli infissi e orientamento per poi in seguito poter produrre la piantina da utilizzare con il software omologato CTI per produrre l’attestato.

UN AIUTO PER I TECNICI

Puoi qui scaricare un PDF che può aiutarti durante il sopralluogo, un pdf da stampare e compilare per raccogliere ogni dato essenziale. Clicca sul pulsante qui sotto è totalmente gratuito.

APE SOPRALLUOGO

ADDIO SERVIZIO DI MAGGIOR TUTELA: Il tutto Slitta al 2018

Cos’è il servizio di maggior tutela?

 È il servizio le cui condizioni economiche sono stabilite dall’AEEGSI e si aggiornano ogni tre mesi sulla base dell’andamento del mercato. È lo schema tariffario, vecchia eredità delle tariffe amministrate.Al momento (fonte il sole24ore) ne usufruiscono tre consumatori domestici su quattro e sei imprese su 10,clienti che allo stato di fatto non se la sentono di affidarsi al mercato della libera concorrenza, perché come è noto, troppo spesso alcuni operatori sono scorretti, promettendo ingenti risparmi, distribuendo invece sovraprezzi non giustificati.

Quando cesserà il servizio di maggior tutela?

 Da giugno di quest’anno per il gas e da giugno 2016 per quanta riguarda la luce, doveva arrivare la fine dei cosiddetti contratti protetti o a “maggior tutela”, ma viste le numerose proteste si è riusciti a tirare il freno e far slittare il tutto al 2018

Per i consumatori quindi, che sono in procinto di stipulare un contratto di allacciamento alla rete elettrica o  a quella del gas o per chi ce l’ha già avverrà una rivoluzione, diciamo silenziosa, che convoglierà tutta la clientela verso il mercato libero.

Un po’ di storia….Il mercato Libero

 Sono ormai quasi dieci anni che , grazie all’entrata in vigore del decreto Bersani è possibile scegliere da quale operatore acquistare la nostra Energia, più precisamente 10 anni per il mercato del gas e 6 per quello della luce. Fin dagli anni ’60 in Italia la consegna dell’energia elettrica è stata effettuata in regime di monopolio pubblico. La distribuzione dell’energia elettrica per esempio era infatti gestita solo da Enel cui il consumatore faceva riferimento per qualsiasi ambito riguardasse il servizio di erogazione di energia elettrica (contratti di fornitura, servizi commerciali, ecc.).
Negli anni ’90 è avvenuta una progressiva liberalizzazione del mercato a più gestori, con il decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999, noto come decreto Bersani, e il successivo decreto-legge n.73/07, basati entrambi sulle direttive del Parlamento dell’Unione Europea sull’argomento (direttiva UE 96/92/CE).

Ma il cliente è consapevole dei vantaggi?

 I clienti, almeno per la maggior parte, sono ancora poco consapevoli delle opportunità che questo mercato ha da offrirgli.

Eppure ci sono e sono tangibili:

Il mercato libero ha portato di per sé tutta una serie di benefici come ampiamente documentabile.Pensiamo al fatto stesso di poter scegliere fornitore, un vantaggio unito alla possibilità di cambiare liberamente quando e quante volte si vuole.Il vantaggio non può essere sintetizzato solamente dal prezzo finale del  chilovattora. Oltre a qualche decina di euro l’anno di risparmio vanno ad aggiungersi tutta una serie di servizi quali la gestione delle fatture on-line, programmi di fidelizzazione, sconti ed eventuali polizze su guasti agli impianti.In realtà, sempre secondo l’autorità per l’energia e il gas sembra che i benefici li abbiano avuti solo i cosiddetti “energivori”, cioè quelle aziende che hanno necessità di grandi partite di energia e gas e possono contare su prezzi vantaggiosi. Resta infatti un dato importante che famiglie e Pmi abbiano trovato in questi anni più conveniente rimanere sotto la “tutela”.

 Perché si è deciso di far terminare il servizio di “Maggior tutela”?

 L’evoluzione del mercato è derivato da precise indicazioni che la commissione europea ha dato all’Italia in merito a tariffe controllate che secondo loro, limiterebbero la concorrenza.Questa rivoluzione raggiungerà milioni di clienti, dalla piccola utenza domestica, al commerciante, all’ufficio, pubblico e privato.La totale liberalizzazione del mercato quindi, rappresenta, un’occasione per il cliente di prendere piena consapevolezza e assumersi la responsabilità della propria scelta. È altresì vero che il consumatore va aiutato, guidato nella scelta e non abbandonato a se stesso. Ciascuno deve studiarsi le varie tariffe e capire quale sia, la più conveniente per quello che è il suo utilizzo.

Le soluzioni sono fondamentalmente due:

·      Optare per un prezzo bloccato indipendente dai consumi.

·      Oppure una tariffazione a consumo

Il mercato è maturo per questo passaggio?

 La risposta non è pienamente affermativa visto che, molto spesso alcuni clienti passati al mercato libero si sono ritrovate bollette più esose delle precedenti. Sebbene l’authority abbia imposto alle società l’installazione di contatori elettronici digitali , capita sempre più spesso, che il prezzo non venga determinato dalla telelettura ma dalla lettura “stimata” che non ha nulla a che edere con il consumo reale. La stessa authority promette di vigilare e sanzionare operatori che saranno colti ad operare in maniera scorretta

 Quindi ricapitolando….chi protegge il consumatore? In che modo?

 La concorrenza, se sana, porta benefici al consumatore. La gara non deve essere combattuta su offerte e promozioni ma sulla qualità del servizio. Analisti del settore sono convinti che con una regolamentazione meno serrata la domanda sia più dinamica favorendo in questo modo, la riduzione del prezzo.

Consumare meno….Consumare meglio.

Per questo è utile affidarsi a consulenti energetici, professionisti che possano aiutare il cliente ad orientarsi verso la giusta scelta.

Fotovoltaico fatto in casa,nuova opportunità al risparmio in Bolletta.

Fotovoltaico fai da te?

Gironzolando su internet mi sono imbattuto su di una serie di articoli relativi alla costruzione di impianti fotovoltaici fai da te, a partire dal pannello fino all’assemblaggio dell’intero impianto. Senza dilungarmi sulla tecnologia fotovoltaica , mi sono chiesto

Perché mai qualcuno vorrebbe cimentarsi nella costruzione di un impianto?

La risposta mi è venuta subito dopo. Visto il periodo di crisi economica che ci troviamo ad affrontare, in molti stanno cercando una valida alternativa alle fonti energetiche tradizionali.

Per chi non lo sapesse, purtroppo, a partire dal Giugno 2013 sono terminati gli incentivi statali sugli impianti fotovoltaici,incentivi che da una parte avevano alimentato una grande speculazione e creazione di veri e propri parchi fotovoltaici atti a creare un guadagno per chi vi ha investito ma dall’altra avevano avvicinato sparuti semplici cittadini verso il mondo dell’energia rinnovabile.

Al momento tali incentivi non vi sono più, resta solamente la detrazione fiscale del 50% sulla importo finale ed ivato, detrazione che come ben sappiamo è una restituzione rateale di un importo che avviene nell’arco di 10 anni.

La fine di questi incentivi ha fatto crollare la produzione e l’istallazione di impianti fotovoltaici sia a livello di grandi potenze sia a livello domestico sebbene le aziende produttrici tendano ad evitare di fornire dati allarmanti per non creare ulteriori crolli.

A questo punto entra gioco la parte “Fai da te”.

Nonostante questo crollo però, in molti hanno deciso di avvicinarsi a questa tecnologia ma in maniera differente dai canali ufficiali ovvero, affidandosi al fai da te.Si pensi che nel Regno unito, da pochi mesi anche da IKEA è possibile trovare dei Kit completi.

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NOTA BENE

sento vivamente di sconsigliare l’autocostruzione di impianti fotovoltaici, soprattutto a chi non fosse un professionista o un elettricista abilitato all’installazione.

L’ impianto fotovoltaico fai da te con i Kit fotovoltaici.

Per la realizzazione in proprio di un impianto fotovoltaico fai da te il mercato offre oggi diverse opportunità di scelta: si va dalla possibilità di acquisto dei singoli pannelli fotovoltaici, inverter, cablaggi, ecc.. alla possibilità di acquisto di kit fotovoltaici, soluzioni standardizzate già pronte all’uso.

La seconda soluzione è certamente la più utilizzata ed è quella che garantisce la migliore possibilità di scelta con la sicurezza e la garanzia di acquistare componenti già perfettamente compatibili tra loro.

Con l’acquisto “in proprio” di un kit fotovoltaico si acquista tutto il materiale, in genere raccolto in un singolo pallet, necessario all’installazione “a regola d’arte” del tuo impianto fotovoltaico.

Kit fotovoltaici da 3 chilowatt contengono, per esempio, in un’unico “package” facilmente trasportabile:

  • 12-14 pannelli fotovoltaici
  • 1 inverter di stringa monofase da circa 3.000 watt
  • sostegni in alluminio per fissare i pannelli al tetto
  • cablaggi vari e connettori
  • un centralino di campo DC/AC

In questo pacchetto preconfezionato, e facilmente trasportabile, tutti i componenti  sono già perfettamente dimensionati e compatibili tra loro. Questo è il vantaggio principale del kit fotovoltaico, un “pallet” da assegnare direttamente al proprio elettricista di fiducia, dopo aver contattato un progettista.

In commercio si trovano ormai kit per impianti fotovoltaici fai da te di 3, 6, 10, 12 ed anche 20 Kw di potenza. Permettono quindi ad oggi una certa flessibilità di impiego.

Qui vi è una lista di aziende italiane che vendono kit fotovoltaici

http://www.kit-fotovoltaici.it/i-kit/

http://www.mrwatt.eu/it/6-kit-fotovoltaici-fai-da-te

http://www.energiafocus.it/kit-fotovoltaico-completo-fai-da-te/

 Veniamo ora alla parte divertente: L’autocostruzione.

In rete ci sono vari articoli su come costruire un impianto , il migliore, corredato anche di video dimostrativo l’ho trovato sul sito http://www.ecoglobo.it/eco-guide/come-costruire-impianto-fotovoltaico-fai-da-te/

buona visione